La coscienza della Shoah

 

La Shoah, termine ebraico che significa "distruzione" è un evento tragico che ha segnato profondamente la storia del '900, causando la morte di quasi sei milioni di ebrei.

Trattandosi di un'esperienza di questa portata, essa ha coinvolto direttamente un'enorme numero di persone, tra oppressi e oppressori, tra vittime e carnefici. Proprio la dimensione collettiva di questa tragedia ci permette di analizzarla sia dal punto di vista storiografico che da quello dei veri protagonisti, gli uomini che l'hanno vissuta in prima persona e ne hanno lasciato preziose testimonianze.

Per questo la memoria, sotto forma di letteratura, arricchisce e completa la storia, fornendo dettagli, esperienze inividuali di quotidianità che permettono di costruire un quadro più completo, più vivo.

Tuttavia non solo le esperienze private di autori quali Primo Levi o Otto Rosenberg diventano patrimonio collettivo grazie alla testimonianza, ma anche le memorie dei carnefici dei lager, come "Comandante ad Auschwitz" di Hoss si dimostrano preziosissime nel tentativi di ricostruire le dinamiche di lager. Analizzandole con attenzione possiamo ad esempio strappare ai carnefici la maschera d mostri, di abomini della razza umana, per riconoscere il volto di uomini comuni, assolutamente normali: burocrati di una mediocrità tale da ubbidire ciecamente a qualsiasi ordine ricevuto nel nome di un'altrettanto mediocre ideologia razzista. Tuttavia questa giustificazione, che i responsabili spesso addussero ai processi di Norimberga (si pensi ad esempio al fatto che Hoss scrisse la sua memoria in carcere, in attesa di giudizio), non pò essere accettata.

Infatti in molti casi le SS non si limitavano a seguire strettamente gli ordini, ma spesso agivano di loro iniziativa, come dimostra "L'istruttoria" di Weiss, in cui Stark viene accusato di aver sparato ad alcuni ebrei di sua spontanea volontà.

E' proprio questa bestialità, questo abbandono di ogni metro morale, che accomunava vittime e carnefici nei campi, assimilando tutti a delle bestie, la caratteristica più sconvolgente dei lager che emerge dalle memorie. Infatti come sostiene chiaramente Primo Levi ne "I sommersi e i salvati", l'abbassamento ad un livello animalesco accomunava gli ebrei ai loro oppressori: i primi dimenticavano passato e futuro per concentrarsi sul presente, seguendo solo il loro istinto di sopravvivenza, mentre i secondi si abbandonavano ad ogni sorta di insensata crudeltà: il Bene e il Male non si distinguevano più. Questa consapevolezza delle degenerazione avvenuta, sostiene Levi, pesa come un macigno sulla coscienza dei salvati, che probabilmente possono solo esorcizzarlo raccontando le loro vicende, dividendone così idealmente il peso con i lettori.

Peso, tuttavia, che non tutti sono disposti a sopportare, nonostante sia doveroso poichè la responsabilità della Shoah è collettiva: molti sapevano, pochissimi hanno cercato di imperdirla.

Certo, è più facile negare, scaricare le responsabilità su altri, tapparsi le orecchie e coprirsi gli occhi di fronte ai superstiti(come nelle Cinque Storie Ferraresi di Bassani), ma non è giusto, nemmeno per noi italiani, che spesso tendiamo a minimizzare le responsabilità dei nostri compatrioti nella Shoah.

Come dimostrano le Leggi Razziali del 1938, di cui tutt'ora molti in Italia nemmeno conoscono l'esistenza, il nostro governo partecipò attivamente alla discriminazione del popolo ebraico, tramite la loro esclusione dalla vita pubblica e dalla società. Dopo essere stati privati dei loro diritti, sia privati che civili, gli ebrei residenti in Italia vennero deportati in campi di concentramento dalla polizia per ordine del Ministro degli Interni, che ordinò anche la confisca dei loro beni(documento 2).

Risulta quindi evidente che non si può minimizzare la portata dell'antisemitismo in Italia, addossando l'intera responsabilità della Shoah ai tedeschi.

Anche gli italiani parteciparono e per questo hanno l'obbligo morale di ricordare, di ascoltare le vittime di cui in parte furono responsabili, per imparare dai propri errori e non commetterli mai più in futuro.